Carri romagnoli

Carri romagnoli

sabato 19 dicembre 2009

La caveja





Un gallo, posto alla base di una caveja, davanti a un biroccio di pianura. La caveja, al di là dell'uso pratico (era situata tra il giogo, che bloccava, e l'inizio del carro, e le sue anelle, quattro o sei, poducevano rumore che segnalava il carro), aveva una precisa funzione rituale.


Il suono della caveja, secondo le credenze, spaventava e disperdeva gli spiriti cattivi ed i malefici; preservava dal malocchio e dalle fatture; scongiurava il temporale; risanava da molti mali, tra questi la sordità.


La nuova sposa, entrando nella casa maritale, baciava la caveja chiedendo la fecondità. Veniva usata per prevedere se il raccolto sarebbe stato abbondante, o il sesso del nascituro. La tradizione religiosa voleva che il giovedì santo, quando si legavano le campane, anche gli anelli della caveja venissero avvolti nella stoppa fino al sabato santo.


Esisteva anche un gioco con gli anelli della caveja che, lanciati da otto metri di distanza, dovevano infilarsi in un chiodo piantato in terra.


Gli originali dei modelli rappresentati in questo sito si trovano presso il Museo etnografico di Forli. Si ringrazia la dott.ssa di Flavia Bugani per la collaborazione e per aver fornito i testi.

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